Ad un passo dalla natura – L’Era del dio cemento

Più mi soffermo a guardare il mondo attorno a me, in questi ultimi giorni di libertà prima di entrare di nuovo a lavoro, più mi rendo conto che probabilmente noi umani non meritiamo il meraviglioso pianeta che ci ospita.
Non sto parlando di come trattiamo il pianeta, verrà da se che scriverò qualcosa anche su questo, ma quanto abbiamo perso il nostro contatto con Colei che ha moltissimi nomi, e che possiamo riconoscere in Madre Gaia (è, nella religione e nella mitologia greca, la dea primordiale, quindi la potenza divina, della Terra ~fonte: wikipedia). Sempre più concentrati su mille altre cose superficiali e dannose per la nostra anima, sempre più vuoti e lontani da quello che dovrebbe essere visto come il cammino verso la vera salvezza, ci addentriamo nella selva oscura che ci porterà, inesorabilmente, ad ucciderci tutti e ad ammazzare questo meraviglioso cuore pulsante che è la Terra.
Come siamo arrivati a preferire vivere in un appartamento di 30 mq in centro a New York o Milano (solo perchè è in) piuttosto che una meravigliosa casa in campagna immersi nel verde?Per quale motivo siamo così dipendenti dal cemento delle città, mentre sempre di più snobbiamo le vallate delle nostre dolomiti o le spiagge incontaminate dei paesi asiatici e sud americani se non per passarci dei weekend o le settimane di ferie dove questi posti vengono plasmati a nostro piacere e perdono ogni contatto con la loro bellezza naturale?Siamo partiti, migliaia di anni fa da villaggi accampati vicino a fiumi per poter vedere rigogliosa la natura aiutarci al sostentamento e siamo arrivati a deviare il corso dei fiumi per nostro piacere, bisogno a dire il vero.


La maggior parte di noi, per fortuna non rientro nel gruppo, non è più capace di meravigliarsi di fronte alla vista di una distesa immensa di verde (che purtroppo o per fortuna sono tutti campi coltivati ad oggi), ad una cascata in montagna, alla maestosità di sua altezza l’oceano. E come stiamo trattando questo nostro mondo?Lo stiamo sfruttando, lo stiamo uccidendo, svuotando, come se avessimo un pianeta di riserva dove poter andare e anzichè trovare il modo di ripagare ciò che ci viene donato, cerchiamo altri posti che potrebbero ospitare la vita umana (certo per distruggere anche quelli e così via finchè un giorno, si spera a meno che non si cambi registro, ci estingueremo) .


Non abbiamo più coscienza cosmica, coscienza di gruppo. Pensiamo in singolo senza contare la collettività che ci sta attorno, pensando che una nostra azione non può distruggere tutta la natura attorno, ma senza renderci conto che lo stesso pensiero lo ha avuto il nostro vicino, qualcuno attorno a noi sicuramente, e così via,finchè una azione sono migliaia, milioni, miliardi che stanno strozzando ciò che ci da la vita.
Ci siamo trasformati , in quella che chiamano evoluzione, ma che di evoluto ha ben poco, nella malattia mortale incurabile di cui abbiamo quasi tutti una paura fottuta. Con il nostro agire siamo capaci di far estinguere centinaia di specie animali, per nostro capriccio, e non pensate, voi che leggete questo post di salvarvi, come non mi salvo io, siamo tutti, tutti responsabili di questo.
Seguendo ciò che la società ci “impone” e nasconde siamo arrivati a renderci conto in ritardo che abbiamo un problema, e grazie al cazzo abbiamo un problema, sono l’unica che si ricorda quando da piccola facevano per tv la pubblicità delle Golia per salvare gli orsi bianchi che stavano per estinguersi a causa del riscaldamento globale?E non venite a dirmi che si tratta di ere geologiche, avete mezza ragione su questo, ma l’uomo, sua maestà l’uomo, ha contribuito, con le varie azioni intelligenti degne nemmeno di nota, a velocizzare ciò che geologicamente si manifesterebbe in migliaia di anni.


Ora non sto dicendo di cambiare completamente rotta e diventare tutti contadini/pastori/artigiani e smantellare le grandi città, cioè vorrei dire questo, ma lo trovo un discorso troppo utopico perchè possa prendere presa tra le varie menti eccelse che abitano in primis in Italia e poi via discorrendo il mondo, ma almeno cerchiamo nel nostro piccolo di dare una mano a ridare un po’ di dignità a Gaia. Diamole quel piccolo respiro di cui ha bisogno. Pensiamo all’ambiente, perchè così facendo penseremo a noi, ai nostri figli . Un cambio di coscienza potrebbe portarci a tornare ad amare la nostra natura per quello che ci regala e forse potrebbe portarci ad evitare di distruggerla per un nostro “bisogno” che in realtà non esiste.
E’ da malato preferire il grigio di una grande città all’immensità di una vista al mare, in montagna, in campagna. Smettiamola di far ingrandire le megalopoli e cibare questi mostri di cemento . Ragazzi si parla di piccoli accorgimenti come , che ne so, una petizione per piantare un albero ogni bambino nato, come già fanno moltissimi comuni; la richiesta di un ulteriore parco nella propria città, più verde nei nostri giardini piantando che ne so Dall’Acero riccio alla Betulla verrucosa, dal Ginkgo Biloba al Bagolaro, dal Frassino comune all’Ontano nero, dal Tiglio selvatico all’Olmo   (elenco tratto da : https://www.coldiretti.it/ambiente-e-sviluppo-sostenibile/piante-mangia-smog ) i famosi alberi mangia smog. Concentriamoci e pretendiamo che la tecnologia Hybrid o Eco vengano sviluppate, lo so che i capitalisti non permetteranno mai una cosa del genere (voglio vedere io quando finiranno le scorte cari i miei petrolieri del ca…), ma anche in maniera più personale, smettiamola di lanciare mozziconi fuori dai finestrini, gettiamo i rifiuti negli appositi contenitori – facciamola bene sta raccolta differenziata (anche fuori casa), smettiamo di usare la macchina per fare due metri. Basta distruggere ciò che ci viene costantemente donato. Basta fare di un posto naturalmente bellissimo, una meta accalappia turisti della domenica, i classici che di arte, natura, sport non ci capiscono niente, ma fa figo sui social quindi.

Spegniamo le tv, i computer e i cellulari e guardiamocelo quel meraviglioso tramonto coi colori che vanno dal rosso all’arancio e a tratti violetto che ci sta aspettando per toglierci il fiato, senza per forza fotografarlo. Vediamo attorno a noi, ascoltiamo attorno a noi quello che stiamo uccidendo..perchè fra pochi anni, se non ci rimbocchiamo le maniche non ci saranno più gli uccellini a svegliarci al mattino, non ci sarà più quel bell’albero in quel posto tanto verde e intimo, non ci sarà più vita e aria da respirare pulita in nessun angolo della Terra e non sto esagerando.Ci stiamo ammazzando con le nostre mani..suicidio inconsapevole o suicidio cieco, perchè bisogna essere ciechi per non vedere, non capire quanto male ci stiamo facendo. Torniamo ad amare la natura e apprezzare il nostro pianeta per quello che è, non necessariamente per quello che vogliamo che sia o diventi. Fermiamoci, respiriamo e … aiutiamo la natura a stupirci e farci innamorare.

Ad un passo dalla vergogna – L’altra faccia del bullismo

Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso.
– Eleanor Roosevelt

Ed aveva ragione la signora Roosevelt nel dire questa frase.
Lei, abituata ad esprimere in maniera diretta i suoi pensieri e conosciuta per la sua lotta per i diritti civili, probabilmente sbiancherebbe di fronte a quanto si sente ai giorni nostri nei telegiornali. Non serve comunque accendere la tv per sentire storie di bullismo ogni santo giorno .
Si possono sprecare miliardi di parole su questo argomento, molti lo fanno, io stessa lo condanno e auspico si possa rieducare chi commette questo reato, che, come molte altre cose, sta sfuggendo di mano.

Arrivo da una generazione , però, che non aveva i paladini del buonsenso a combattere per le vittime, da una generazione che non aveva costantemente i genitori alle spalle a difenderci (sia vittime che ahimè carnefici), siamo la gente che con le prese in giro si è fatta i muscoli, e non solo quelli.
Non esisteva facebook o internet per condividere le gesta dei bulli e farsi forti dell’odio.
Siamo cresciuti più forti, forse anche più diffidenti, ma abbiamo imparato pian piano a difenderci, fino a che le parole o i gesti non facevano più male, scivolano addosso. A quel punto avevamo vinto.
Abbiamo anche noi il rovescio della medaglia, vittime del pischello ‘giusto’ della classe, chi ha avuto la memoria corta. Forse la specie più cattiva che possa esserci dopo il bullo e cioè la vittima che nel tempo si trasforma in aguzzino, colui che stanco delle prese in giro, stupidamente inizia a comportarsi come chi ha cercato di non emulare : ‘faccio agli altri quello che hanno fatto a me, perché ora son più forte io di loro’.

Così ti ritrovi ad aver a che fare con lui, lo conosci da una vita, ma ora ti passa davanti impettito, sguardo fisso davanti e spavalderia da bulletto adolescente, ma ahimè l’adolescenza è passata da un po’ anche per lui/lei. Comincia ad evitarti, ma una sera esplode e ti riversa addosso parole e accuse, rimarcando quelli che secondo lui/lei son stati tutti i tuoi errori, pago della piccola platea che si è formata ad ascoltarlo mentre ti fa diventare piccola e tu, tu sorridi e annuisci e ascolti, ascolti e osservi mentre quello che era vittima impaurita di ragazzi vergognosi e cattivi si trasforma in loro.
Ed è questo di cui nessuno parla, ci si immagina che se si resiste ai bulli, che se si vince il bullismo la vittima poi diventi una persona più forte e migliore che si batta per aiutare e supportare chi, come lui, ha subito angherie di ogni genere.
Invece, a volte, quella vittima diventa il mostro di qualcun altro, e si ciba di ciò che hanno tolto a lui i vampiri del suo passato.
Perché tutto questo? Come mai la memoria di alcuni diventa così selettiva da annullare il ricordo della sofferenza provata causando la stessa ad altri?

Servirebbe più presenza, più aiuto, leggi che mettano seri paletti per chi cerca di annientare l’anima di un altro essere umano, così da dare un primo forte messaggio alla società ai giovani e a chi, appunto, si trasforma da preda a predatore.
Servono genitori presenti, ma non asfissianti, che non facciano da spertiacque ai problemi, ma che prendano un remo per dare una mano a superare le rapide dell’adolescenza. Serve altresí che le vittime non cerchino a tutti i costi di cancellare quei brutti ricordi, ma che li accudiscano e li tengano come monito per riconoscere in se stessi anche solo un barlume di quella cattiveria, di quel vessare il prossimo.
Cercare a tutti i costi di eliminare dalla mente quei brutti ricordi é rischioso, ne abbiamo esempi lampanti a livello storico, bisogna mantenere vivo il ricordo di quanto è successo, altrimenti la storia si ripeterà.

Anche se vorrei un utopico mondo nel quale il bullismo non esista più, purtroppo so che è un sogno che sarà difficile veder realizzato.
Allora mi impunto e chiedo : denunciate quando siete minacciati e vi sentite vessati, non tenetevi tutto dentro, ma altresí non cercate di dimenticare cosa vi è stato fatto, portate con voi la memoria di quello che avete passato, fatevi aiutare a conviverci da professionisti e dalla vostra famiglia, dagli amici e ogni tanto fatevi un’esame di coscienza, chiedetevi se quel mostro che vi minacciava a scuola ora non vi stia guardando dallo specchio di casa vostra.

Ad un passo dai social – Apparenza appagante

Ho la fortuna o sfortuna, dipende dai punti di vista, di avere tra le ‘amicizie’ di Facebook ed Instagram, un vasto parterre del genere umano; una alquanto bizzarra cerchia dalla quale, moltissime volte, traggo spunto per riflessioni – profonde o meno – sugli umani/ il loro cervello/ gli usi e costumi senza tralasciare, ovviamente, la motivazione che porta costoro a intrattenere il loro pubblico con un determinato tipo di atteggiamento, scegliendo di apparire e mostrare il lato frivolo della loro vita.
Si potrebbero riempire libri interi sulle varie personalità che abitano i social, scrivere un’innumerevole quantità di articoli su di loro, con calma e con la giusta ispirazione, in futuro, potrei valutare l’idea di farne altri in questo blog, ma oggi partirò con la tipologia che più mi è ostica.
Da quando è nato il mio ometto passo molte notti sveglia per ovvie ragioni, mentre attendo che si addormenti scorro solitamente le pagine di Facebook ed Instagram, nota galleria d’arte fotografica moderna dove un culo prende sicuramente più like di un Van Gogh.

In ques’ultima applicazione mi soffermo sempre più spesso sulle foto di determinate persone, per la maggioranza ragazze/donne che tendono a pubblicare foto di se stesse tirate di tutto punto, condite da una serie non numerabile di filtri / photoshop oppure foto di posti esotici dove le stesse sono in vacanza con il fidanzato del momento.

La maggior parte dei commenti sotto i post di questi individui solitamente sono relativi al livello di bellezza , al livello di invidia e in generale atte ad aumentare l’ego del pubblicante. Tra i ‘followers’ di codeste donne si può trovare di tutto : dal classico/a mdf (morto di ..), all’amico intimo , all’estraneo che viene attirato dalla bella ‘copertina’ che mostra questo libro.Il mio pensiero in merito a queste persone ha passato vari stage, a volte mi solo lasciata trasportare dal senso di frustrazione vedendo quanto riescano a fare (viaggi, acquisti, cene fuori sempre e comunque, feste ogni weekend e anche nel mezzo della settimana – ma un lavoro non ce l’hanno porco giuda?), a volte insofferenza per un modo di vivere che è solo superficiale e patinato, contornato solamente da esseri simili.
Sia chiaro, ognuno è libero di vivere la propria vita come vuole, ma non riesco a capire cosa possa esserci di così appagante nel far provare un sentimento come l’invidia a qualcun altro. Non riesco a comprendere come possa prendere il sopravvento la vita patinata che ci si è costruiti in un mondo virtuale a discapito dalla bellezza e la stranezza di un giorno normale. Chi vive di like e commenti carichi di invidia e altre emozioni che non serve io scriva , cos’ha all’interno di quella bellissima scatola cranica che si ritrova?
E’ brutto vedere come al giorno d’oggi sia questo il punto massimo d’arrivo per la gente, per i giovani, è triste vedere come conta più una foto ben fatta al ristorante di turno che la serata in se, che sia contornata da amici o in solitaria. Triste e deprimente il fatto che tutto questo sia visto come un traguardo, come questi individui siano “famosi” e aumentino il loro potere sugli altri nutrendosi continuamente dei “Sei bellissima/o”, “Che invidia, anche io vorrei essere lì”,”che foto straordinaria, anche io vorrei farle come te..”.Il messaggio che passa in questi ultimi anni, soprattutto da questa tipologia di esseri, è completamente sbagliato, stiamo svendendo l’intelligenza per l’apparenza, stiamo allegramente buttando al cesso nozioni semplici da comprendere scambiandole con like allo stile di vita sregolato e sopra le possibilità, molte persone si stanno svendendo al miglior offerente per fare soldi facili , questo viene insegnato ai giovani d’oggi ed è stato insegnato anche a chi giovanissimo non lo è più da una società e una televisione che premia chi mostra un seno prosperoso, ma condanna chi , magari, il seno lo offre con amore al proprio figlio per nutrirlo.

Uno dei tanti cancri della società moderna sono questi “Bellissimi e irrangiungili personaggi famosi da social” , pieni di nulla e di tutto, pieni di boria e convinti di essere migliori degli altri in tutto e per tutto, tanto da autoproclamarsi vincitori in una vita che , sinceramente, di vincente non ha un c***o . Uomini che pensano che la strada ti formi più di una scuola e l’unico libro che hanno visto è quello che mettono sotto allo schermo del loro computer per alzarlo e donne (giovani o più grandicelle) che si autoproclamano milf senza avere la parte importante dell’acromino, quella m, che probabilmente darebbe loro un po’ più di cervello nel fare un autoesame di coscienza per capire che forse non vogliono consegnare ai posteri , ai loro figli, un’immagine così stupida di se e del mondo in cui crescono (ma anche di questo non sono sicura dopo essere stata in gruppi di mamme e aver seguito “Il Signor Distruggere”).

Non è questo il mondo che voglio consegnare a mio figlio, non voglio insegnargli che è più importante un hashtag ben piazzato di un buon libro, che la più figa e seguita del gruppo sia quella da impalmare.Vorrei che venga insegnato ai nostri figli che i social possono servire a condividere quanto più di buono c’è al mondo, non solo culi e tette.
E’ difficile al giorno d’oggi non demonizzare questi strumenti, è difficile pensare che possano essere nostri amici e non qualcosa da vietare assolutamente per i contenuti poco utili o assolutamente inappropriati, anche per la presenza di questi personaggi che insegnano il contrario della bellezza.