Ricercando una “spiritualità” poco evoluta dove andremo?

La ricerca della spiritualità è una cosa seria, non di certo un gioco da fare quando siamo annoiati o abbiamo bisogno di qualcosa.

Questo lo so per certo io, che nel passato troppe volte ho chiesto aiuto a Dio pensando che avesse il dovere di rispondermi e darmi quello che chiedevo, non cosciente per la mia troppa stupidità che, se nulla di quel che chiedevo nelle preghiere arrivava, era perché Dio mi stava ascoltando molto meglio di quanto lo facessi io con me stessa o con lui.

Credo che in un momento storico come questo, e non parlo esclusivamente dell’ultimo anno o poco più, trovare Dio sia la cosa più importante per ogni essere umano. Badate bene, lo chiamo Dio, ma potrebbe avere mille altri nomi. Vivere una vita più spirituale dovrebbe essere uno dei primi desideri e obiettivi nella vita di chiunque, ora più che mai, quando attorno c’è solo una moltitudine di Io e la quasi totale assenza del Noi.

Lo spunto per scrivere questo mi è venuto dopo aver letto un’articolo intitolato : Neopagani in Italia: sciamani e vampiri, boom di sette/ “Angoscia dopo rifiuto Dio” di Niccolò Magnani .

Nel marasma di sciocchezze riportate vi è un punto sul quale non mi permetto di dissentire che recita : “Con il rifiuto di Dio operato dalla secolarizzazione moderna sempre più in espansione, il vuoto lasciato viene riempito da una profonda angoscia e inquietudine.” Certamente il senso che lo scrittore vuol dare a questa parte è decisamente collegato all’abbandono del Dio cattolico da parte di sempre più persone, ma nella mia testa risuona come un campanello d’allarme per tutti, non solo per il povero modo cattolico che vede le sue fila svuotarsi troppo velocemente.

La mancanza di Dio nelle nostre vite è la mancanza di una parte di noi stessi, siamo in fondo fatti della sua stessa sostanza, nonostante le principali religioni cerchino di dividere le due essenze, siamo in realtà in costante contatto con Esso. Solo una ricerca profonda all’interno di noi stessi può aiutarci a trovare la nostra strada per crescere spiritualmente e arrivare a unirci a Colui che ha creato tutto questo, anche se un po’ già lo vediamo quando allo specchio ci osserviamo.

Ho scritto in passato che secondo me quanto manca al giorno d’oggi è appunto la spiritualità nelle nostre vite. Ma non per tutti deve essere per forza una strada costruita da uomini migliaia di anni fa o nel ’50 prendendo un po’alla “questa mi piace più di quella” le regole di un vecchio culto.

Siamo in fondo esseri che sono in continua evoluzione, religioni o riti o culti che sono stati creati e definiti migliaia di anni fa possono non essere più utili per noi , anzi molte volte potrebbero essere solamente danneggianti per il nostro spirito e la nostra crescita. Non siamo più le prime popolazioni, tribu’ che si sono affacciate alla “religione”, sia fisicamente che energicamente abbiamo fatto un salto notevole, a volte nel bene, troppe volte nel male. Rifugiarci, quindi, in culti o simili nati molti, troppi anni fa, potrebbe non portare all’evoluzione voluta del nostro essere superiore, ma allontanarci a volte definitivamente da quella che è la nostra ricerca. Con questo non sto giudicando o ritenendo sbagliato avvicinarsi a cose come la stregoneria, la wicca, il druidismo, lo sciamanesimo o altro, lungi da me ergermi agiudicatrice del percorso di altri, mi chiedo solo se sia così corretto intraprendere determinati percorsi che un’evoluzione non l’hanno avito e che per molto tempo sono stati definiti “morti”.

Non tutto di quello che faceva parte di questi culti o riti è da ritenere errato, il contatto con la natura, l’uso di oggetti provenienti dalla nostra grande madre per me è ancora caldamente consigliato e base per studi innovativi e odierni, riprendere tutto dall’inizio e imparare da quanto già esaminato è un buon inizio, ma senza per forza intrappolarci in un passato che non dovrebbe tornare in auge.

Immagino che qualcuno ora si aspetti una risposta e un nuovo percorso per vivere la spiritualità che cerchiamo, ma non sono una maestra, ne tantomeno voglio ergermi tale, non ne sento il bisogno e non ne ho la voglia. Condivido solo con voi i miei pensieri in questo meraviglioso percorso che è la riscoperta del nostro Io e del nostro potere.

Non ho risposte, non ho consigli, ma vi chiedo di mettervi tranquilli a esaminare quanto ho scritto e cercare di chiedere a voi stessi quale è la strada migliore da intraprendere. Dentro di noi abbiamo la totalità delle risposte che ci servono e quelle che pensiamo di non avere possono arrivare da quel Dio che crediamo non esista. Alleniamo il nostro “sesto senso” a riconoscere quanto vi è di giusto o sbagliato in quello che ricerchiamo e troviamo spiritualmente, a volte rinchiuso in una preghiera, altre in un mantra o un “rito”, alleniamoci a riconoscere che, quanto più utile per la nostra crescita, potrebbe arrivare da diverse realtà o verità impartite.

Tutto ciò che parla di Amore può essere giusto insegnamento, anche se arriva da qualcosa o qualcuno che ci è stato insegnato vedere come il “nemico”.



E ancora una volta vi ringrazio per aver letto i miei pensieri e aver condiviso questo tempo con me, nella speranza di accendere una luce in qualcuno, nella speranza di dare spunto per una meditazione o per un ragionamento che potrebbe portare a uno scalino in più verso la felicità e la pace nell’UNO.

Bless.

AD UN PASSO DA VOI – L’INGANNO DELLA DIVERSITÀ

Coloro che si stracciano le vesti per salvare i migranti, sono gli stessi che coprono, schifati, gli occhi dei loro figli quando passeggio per strada senza protesi.

Questa frase è volutamente provocatoria.
L’ipocrisia dilagante e la malinformazione derivante da tutte le parti aiuta questa falsa bontà da parte dei più. Sia chiaro, non sono contro i migranti, non sono nemmeno pro, trovo che tutta questa questione andrebbe studiata e rivista, rielaborata e programmata correttamente, cosa che nessuno ha intenzione o voglia di fare, noi o l’Europa in primis, poiché a tutti fa comodo la situazione com’è al momento per spostare l’attenzione al bisogno, o peggio, usare la carta migranti per attaccare opposizione e gente comune che, subissata da informazioni sbagliate fornite da siti pretenziosi, è stanca di vedere queste persone riempire i loro paesi, delinquere (non tutti), non rispettare usi del paese nel quale sono ospiti.
Ma ci chiediamo mai da dove nasce l’odio per il diverso ? Perché ci accaniamo contro questa povera gente che rischia la vita per viverne una? Vero che tra loro ci sono molti malintenzionati, ma chi non farebbe di tutto per poter raccimolare del denaro per vivere o da mandare a casa come promesso?
Come possiamo arginare questo esodo? Aiutare queste persone senza per forza pesare su casse e pazienza dei nostri concittadini?
Di risposte non ne ho, come non ho risposte per la differenza tra diversità.
Generalizzo ora, per farvi osservare un punto diverso, una tonalità di grigio, un colore nuovo. Siamo bravi a puntare il dito, molto meno a spremere le meningi per suggerire una soluzione. Siamo bravi a ‘stracciarci le vesti’ per lo sfortunato importante del momento, molto meno a essere umani col vicino di casa bisognoso.
Ho visto persone urlare in piazza per l’integrazione e nel privato guardare con disprezzo barboni o disabili sibilando un ‘che schifo’ a denti stretti;ho visto persone offendere qualcuno per il colore della sua pelle ma non cercare ogni tipo d’aiuto a qualcuno seriamente in difficoltà. Perché dobbiamo per forza dare un colore o una definizione a tutto? Perché ci ostiniamo a classificare bisognosi di serie A e di serie B.

Sarebbe il momento per tutti di chiedersi se sia il caso di provare a fare un’esame di coscienza, resettare tutto quello che pensiamo di conoscere e ripartire da un nuovo livello. In fondo siamo capaci tutti a fare i leoni da tastiera e i paladini della giustizia dietro uno schermo.

Siamo bravissimi a innalzarci a eroi del diverso del momento dimenticando tutto il resto del mondo, tronfi della falsa bontà dimostrata con due parole su un social o quattro URLA davanti al nemico.
Eppure non muoviamo un dito per aiutare quell’uomo in carrozzina che ha trovato un ostacolo, non prendiamo in mano il microfono per chiedere a gran voce il vero cambiamento al magna magna a cui siamo abituati, diamo importanza all’apparenza, ma dimenticandoci della sostanza.
Stiamo pian piano appiattendo l’elettroencefalogramma prendendo per vero e assoluto quello che ci dice un telegiornale, incapaci di cercare altre fonti e approfondire per comprendere meglio la situazione, pronti ad accettare esclusivamente ciò che può dar forza al nostro punto di vista.
Iniziamo col resettare ogni barriera imposta da altri, allarghiamo il cerchio nel quale siamo chiusi ed è chiusa la nostra mente, ripartiamo da zero.
Solo agendo e pensando in maniera diversa, possiamo cambiare l’idea di diverso.

Ecco alcuni link interessanti su immigrazione, disabilita e povertà, sono pochi è vero, ma se dovessi linkare tutti gli articoli interessanti non basterebbe tutto lo spazio del blog, iniziamo quindi con questi :

Buona lettura.