Ad un passo dalla sincerità – Amore siamo solo amici

Il tradimento è uno dei maggiori motivi di separazione tra coppie e, in molti casi, di problemi di fiducia verso il prossimo delle persone che hanno subito tale trattamento dal partner.
Il peggior modo di terminare una relazione, in effetti, è quella di scoprire che la persona che pensavamo di conoscere bene e che, se non lo abbiamo già fatto, avevamo immaginato di sposare, ci ha presi in giro intrecciando un rapporto intimo segreto con qualcun altro.
Tutto questo porta la vittima a vivere una sorta di guerra interiore e a porsi mille domande su se stessa. Non sono abbastanza? Sono poco interessante? Ho mancato in qualcosa? Cosa ho fatto di male?
Successivamente, a volte, porta a una perdita di autostima o, peggio, a una modifica del comportamento tanto da diventare carnefici o peggio fomentatori d’odio generico verso l’altro sesso.

L’adulterio è di per se una vera e propria forma di violenza verso il prossimo, violenza psicologica e fisica indiretta, che va a minare un rapporto ancor più intimo di quello di coppia, e cioè quello con se stessi.
Anche se un’esame di coscienza è sempre un bene, il problema non è da imputare totalmente chi ha subito o chi ha perpetrato.
Viene da chiedersi cosa ci sia di così affascinante e accattivante nell’infedeltà. Togliendo la percentuale di persone egoiste ed egocentriche che godono nell’avere più individui che pendono dalle loro labbra (per non usare altri termini), resta un’ampia gamma di esseri che perpetuano tale ‘rituale’ e continuano nella reiterazione del reato finché non vengono scoperti, a volte anche dopo.

Si puo essere stanchi, si può sentirsi stretti in un rapporto, ci si può sentire oppressi o anche invisibili, ma l’infedeltà non è la soluzione a questi problemi. Si dovrebbe parlare, parlare, parlare con la persona amata per risolvere i problemi, i propri dubbi, raccontare e raccontarsi, ma evitare di infliggere un dolore del genere a chi si ha amato e forse si ama ancora.
Che gusto c’è a tradire la fiducia del proprio compagno, a nascondere quello che si fa? Cercare quel brivido che ci attraversava quando da bambini si faceva qualcosa che i nostri genitori ci avevano proibito è sintomo forse di non essere mai cresciuti e di non essere pronti a responsabilità nella propria vita, la maturità di una persona si vede anche da questo, mantenere fede ad un impegno preso, senza buttare tutto a ‘puttane’, e questo richiede una forte dose di passione, pazienza ed equilibrio interiore.
Altrimenti col tempo il dialogo può assopirsi, i due amanti si distanziano ed è questo che si deve evitare, mantenere vivo il rapporto parlandosi e confrontandosi perché l’amore necessita di cura e attenzione costante, ha bisogno di essere accudito, soprattutto ai giorni nostri dove, purtroppo, le distrazioni sono fin troppe, dove la libertà a volte è troppa, dove non ci sono più, per molti, i valori morali che vengono chiamati antichi.

Non si diventa diversi da un giorno all’altro, è un cambiamento che si attua con l’aiuto del tempo e se in quel tempo si continua a confrontarsi con il partner, magari, si cambia assieme, altrimenti è solamente un stare assieme a una persona che una volta credevamo di conoscere e che, dopo esserci lasciati travolgere da mille altre cose della vita (possiamo dirlo meno importanti il più delle volte) è diventato uno sconosciuto.
Piccole attenzioni giornaliere, piccoli gesti che continuano a lubrificare la catena del rapporto per non farla stridere.

L’infedeltà non è qualcosa che capita così, un giorno, per caso. Ci sono dei segnali ben precisi e se, nonostante il dialogo, e l’impegno da parte di entrambi, non vanno le cose, si dovrebbe avere il coraggio, prima di distruggere nella maniera più subdola anni di rapporto, di mettere fine a un racconto che è arrivato al suo ultimo capitolo prima di iniziarne un altro. Si rischia altrimenti di far confusione, di non imparare cosa quel racconto aveva da insegnarci e commettere nuovamente, ripetutamente lo stesso errore.

Ad un passo dall’eternità – Finché Morte Non Vi Separi

Da quando in Italia è stata approvata la legge sul divorzio, nel grafico delle statistiche annuali, la curva dei matrimoni arrivati alla parola fine è esponenzialmente salita, mentre quella delle coppie che decidono di promettersi amore eterno è irrimediabilmente in discesa. Ed ora che, anche nei piccoli paesi di provincia, la separazione tra coniugi è vista come una cosa normale, viene da chiedersi come mai così tante coppie arrivino a mettere la parola fine a quel per sempre che si erano promessi pochi o molti anni prima.
Se all’inizio, negli anni 50, il divorzio era preso in considerazione dopo un lungo percorso, per riprendere in mano la propria vita in un matrimonio deciso da altri o per liberarsi un partner dispotico e padrone, ad oggi la situazione è decisamente cambiata.

Sembra che, nella società del tutto e subito e dell’apparenza superficiale costante, si sia persa la magia e il romanticismo che tanto si vede nei film, oramai di serie b, d’amore.
Ad oggi è così facile separarsi definitivamente che molte coppie prendono alla leggera il sacro vincolo. E se una volta i nostri nonni erano bravissimi a cercar di far funzionare la famiglia sopportando o suppartando il partner, noi non riusciamo ad avere la pazienza di passare sopra ai piccoli difetti del nostro compagno senza scatenare una guerra che ci porterà a inforcare strade non solo diverse, ma ben distanti l’uno dall’altro.

C’è chi parla di troppe libertà, chi di parità sventolate al vento, di scarso impegno, ma forse è solamente il poco peso che si da ad un legame che non deve essere preso troppo alla leggera.
Il bel paese dei mammoni, dei giovani che crescono troppo in ritardo, dei ragazzi a cui è vietato manchi qualcosa, sta perdendo, come in altri paesi, l’identità della famiglia.
Abituati ad avere ogni cosa come noi vogliamo, non c’è più l’abilità di lottare e sporcarsi le mani per far funzionare le cose, e così si agisce nell’unico modo che ci abbiamo imparato, si scappa.
Si corre via dalle responsabilità scegliendo sempre la strada più facile, ma la colpa non è da dare solamente a chi ci ha cresciuto o alla società nella quale siamo. La colpa maggiore di ogni sconfitta siamo noi. E la fine di un matrimonio è una sconfitta che ci dovrebbe vedere avviliti, ma pronti a capire dove abbiamo mancato, la realtà dei fatti invece vede ex coppie che si massacrano a colpi di ‘è solo colpa tua’.
Così di frecciatina in altra si arriva a diventare perfetti sconosciuti.

Noi adulti di oggi dovremmo imparare ad ascoltare i nostri nonni, a chiedergli come si riesce a far funzionare un matrimonio fino ai 50 anni e invece vogliamo sapere tutto noi, come se non avessimo ancora passato quella brutta parte dell’adolescenza che ci voleva autoritari e indipendenti quando non lo eravamo, così da perpetrare promesse troppo facilmente e altrettanto semplicemente distruggerle senza alcun rimorso o senso di colpa.
Se non si inizia da noi stessi non si andrà in nessun senso, se siamo i primi a non riuscire a mantenere la parola data, come possiamo insegnarla ai nostri figli (nati o futuri)?
Possiamo scegliere come sempre la via più facile e sperare che agiscano in controtendenza a quanto abbiamo fatto noi, o, per una volta, la prima volta, farci un’esame di coscienza, tirarci su le maniche e cambiare;per noi stessi, per le nostre famiglie, ma soprattutto per dare un contributo a plasmare un mondo migliore.

Si parte dal singolo, si passa alla famiglia, si creano così gruppi che unendosi formano paesi, così via fino alla nazione, fino al globo.
Perché la favola dell’amore che le ragazzine adolescenti sognano, può diventare realtà se ci si lavora ogni giorno e assieme, se ci si plasma e smussa l’uno con l’altro, se ci si accetta e si crede nello stesso fine, nello stesso progetto, così solo si può vedere dove manchiamo e si può migliorare per portare quella magnifica cosa che è l’amore avanti in eterno. Finché morte non ci separi, ma anche oltre.