Ad un passo dalla maschera – Chi si cela dietro al tuo bel viso?!

Il tempo è galantuomo mette:
ogni regina sul suo trono e
ogni pagliaccio nel suo circo.

Per chi non è mai incappato nella tipologia di persone che sto per descrivere sarà dura capire cosa succede nel profondo di una persona che ci si trova davanti e intreccia un rapporto con tali esseri.
A qualcuno di voi, come alla sottoscritta, sarà successo nella vita di incontrare un determinato tipo di individui che, indossando una meravigliosa maschera, si sono rivelati col tempo tutto il contrario di ciò che mostravano (a volte con una maestria eccellente tale da sviare anche gli occhi più attenti). Queste persone si mostrano, nel carattere principalmente, per qualcuno che non esiste e intrecciano e distruggono rapporti con una facilità tale che ci si chiede se siano realmente terrestri e non cyborg e se abbiano un lato emotivo o meno ,anche perchè sembra (e forse è proprio così) che traggano gioia e soddisfazione nel compiere questi gesti.


Dall’indole prettamente narcisista ed egocentrica(celata magnificamente il più delle volte) , con il loro modo di fare, possono tessere le lodi o mandare in frantumi una persona solo per il loro puro e personale capriccio, a volte, per salvarsi dalla noia che provano quando tutto va bene ed è tranquillo per troppo tempo, altre volte semplicemente per svago.
Non sto parlando di coloro che adoperano queste loro “abilità” con una persona alla volta, ma di quelli che riescono maleficamente a farlo con più persone, diventando per se stessi o anche per altri , il centro dell’essere, il burattinaio che muove i suoi pupazzi come vuole per il proprio ego,per la propria malsana voglia di comandare e creare un’ opera teatrale nella vita, fregandosene dei sentimenti degli altri, fregandosene delle ferite causate.

Ma prima o poi il vero volto di queste meravigliose maschere non riesce più a essere celato e , finalmente, il mostro salta fuori, mandando in pezzi tutto quello che ha creato e lasciandosi dietro terra bruciata.
Essere prede di determinati esseri porta a perdere l’autostima e a chiedersi come si abbia fatto a essere talmente ciechi da non accorgersi di quanto stava accadendo, porta a chiedersi che tipo di persone siamo e fa nascere dubbi profondi sui propri comportamenti, fino ad avere timore di aprire semplicemente bocca per paura di sbagliare.
A chi ha incontrato queste persone o a chi ha la sensazione di averne davanti ora una vorrei aprire uno spiraglio nel buio che hanno lasciato o che stanno creando in voi, poichè anche per loro, prima o poi, arriverà il momento di pagare pegno.


Non parlo di regola del 3 o di karma , semplicemente, come per tutti noi esseri umani, arriverà un momento nella vita di questi ‘fantastici’ attori dove sarà chiesto loro di pagare il conto per il comportamento che hanno tenuto. Chi prima e chi poi tutti dovranno fare i conti con una pessima mano nel poker che è la vita e per quanto siano abili bari non potranno cavarsela se non con una cocente sconfitta. E se le loro ‘vittime’ sono abbastanza forti da rialzarsi dopo il loro passaggio e reiniziare a sorridere e vivere, noteranno che in effetti, chi li ha tanto manipolati, già vive in una vita disfatta, costruita col nulla delle menzogne, arricchita dalle vaque promesse mai mantenute e adornata solamente di belle parole. Un castello di carte che al primo vento cadrà.
E per quanto alcuni di questi ‘nuovi mostri’ siano convinti della loro ragione, dovranno guardare un giorno lo specchio senza inorridire osservando rughe di ricordi e macchie di sentimenti sfruttati e si ritroveranno a osservare la raggrinzita versione di uno sceneggiato anni 80.
Guarderanno al passato vedendo solo il nulla assoluto, non un momento di piena gioia o amore puro, non un momento di reale felicità o semplice dolore; non ci sarà nulla di così significativo da rendere indelebile nella lavagna dei ricordi che rimarrà così intonsa pari a nuova dopo che con un colpo di spugna ogni azione sarà lavata via.
E così, se non pagheranno pegno prima e chiederanno perdono, si ritroveranno davanti a  lei, placida e silente, insinuatasi in anni di vacua gloria, sua signoria LA SOLITUDINE.
Colei che è capace di far inginocchiare anche il più astuto e forte cavaliere.

Nn so se mai leggerai queste righe, ragazza cara, ma le dedico a te che per anni hai fatto il bello e il cattivo tempo nel nostro gruppo di amici, allontanando chi ti conveniva al momento, solo per tuo capriccio o per paura di venire smascherata. Ti auguro con il cuore che la vita ti dia il meglio per te e di non incrociare mai qualcino più abile nel prendere in giro le persone.
Con questo, anche se molto ancora avrei da dire, ti saluto. Addio.

Ad un passo dalla scelta – Criticati tu che mi critico io

Mi sono ripromessa di non parlare mai di politica , anche perché, fondalmentalmente e sinceramente, ci capisco pochissimo non essendo laureata in scienze politiche, ma é da un po’ che sento il bisogno di esprimere la mia idea particolare, soprattutto nel contesto attuale.
Di certo c’è che personalmente non ho una preferenza (sento già il coro di chi mi punta il dito contro accusandomi di essere una di quelli che stanno contribuendo a far rovinare il nostro bel paese).
Non essendo, quindi, una fanatica e paladina del giusto voto, mi ritrovo molte volte ad osservare le azioni, le promesse e i modi di agire delle svariate parti e a trarre le mie conclusioni, condivisibili o no.

Premettendo che la maggior parte delle uscite e promesse politiche non sono ben comprese e vengono sempre strumentalizzate dall’opposizione di turno, mi chiedo quanto stupidi possiamo essere a credere ancora a quanto detto da un politico o dall’altro se ogni volta le nostre speranze di realizzazione vengono disattese e, in seguito, ci dimentichiamo di quanto siamo rimasti delusi dalla nostra scelta del cuore e ci promuoviamo a giudici dell’opposto paventando le qualità di chi ci ha appena amareggiato.
Possibile che la nostra memoria sia così labile da dimenticare il malessere e così pronta a puntare il dito sempre e solo verso l’avversario? L’autoanalisi é così lontana come opzione?
Com’è che ci siano così tanti esperti in politica e l’Italia vada lo stesso così male?
Siamo seriamente così ciechi da dare del disinformato a qualcun altro quando crediamo come dei mammalucchi alle informazioni rielaborate e condite a puntino di un telegiornale o giornale di turno?

Nell’Italia di oggi c’è un ministro, amato o meno, che ha capito alla perfezione come arrivare al cuore di milioni di italiani, un provetto esperto di marketing elettorale, un uomo che condivide con i suoi elettori ogni sacrosanta cosa che fa, dal bere un bicchiere di vino in riva al mare alla firma di una importante legge (secondo lui), un ministro che fa si che lo si veda come uno del popolo. Opinabile o meno come modo di lavoro, stiamo vedendo come la cosa stia avendo un effetto positivo per la sua fazione portandolo a consecutive “vittorie”.
In altra forma invece un altro ministro, che passa in sordina, che non pubblicizza ogni cosa che fa e che passa da “fantasma”, tanto da non essere nominato la maggior parte delle volte.
All’opposizione abbiamo un partito che ha appena smesso di farsi la guerra internamente e che, anziché proporre delle soluzioni diverse e innovative, anziché riavvicinarsi alla sua ideologia originaria, passa la maggior parte del tempo ad accusare gli avversari di svariati ‘reati’ e ‘comportamenti’ sbagliati tacciandoli di poca umanità e sensibilità. Impegnati sempre a puntare il dito sugli altri anziché accrescere i propri punti di forza passano così ad essere poco appetibili di fronte all’italiano medio votante.

Non ho volutamente usato paroloni storici che vanno molto di moda ultimamente perché trovo subdolo chiamare in causa la storia, che comunque, mai deve essere dimenticata, per descrivere determinati atteggiamenti, riempirsi la bocca di alcuni epiteti mi lascia sempre perplessa, oltre al fatto che non mi sento in grado di scomodare avvenimenti così importanti non avendoli vissuti e non conoscendoli abbastanza profondamente da darmi l’autorizzazione ad adoperarli.

E se, per una volta, la prima volta, si arrivasse a una diversa opzione? Non capendo di politica una cippa potrei sbagliare clamorosamente, ma anziché farsi la guerra alimentando il sentimento della rabbia, dell’odio e della divisione, si cercasse di collaborare, cooperare, dialogando realmente e, per quanto possibile, pacificamente??!
È così utopica come possibilità quella di vedere delle persone lavorare assieme per dare un futuro, non dico migliore, ma decente a questo paese che sta dimenticando ogni suo pregio e sta evidenziando i propri difetti e le proprie mancanze. Eppure servirebbe così poco per poter sistemare le cose, ma evidentemente nessuno lo vuole realmente fare, che sia di destra o di sinistra.

Ad un passo dalla sincerità – Amore siamo solo amici

Il tradimento è uno dei maggiori motivi di separazione tra coppie e, in molti casi, di problemi di fiducia verso il prossimo delle persone che hanno subito tale trattamento dal partner.
Il peggior modo di terminare una relazione, in effetti, è quella di scoprire che la persona che pensavamo di conoscere bene e che, se non lo abbiamo già fatto, avevamo immaginato di sposare, ci ha presi in giro intrecciando un rapporto intimo segreto con qualcun altro.
Tutto questo porta la vittima a vivere una sorta di guerra interiore e a porsi mille domande su se stessa. Non sono abbastanza? Sono poco interessante? Ho mancato in qualcosa? Cosa ho fatto di male?
Successivamente, a volte, porta a una perdita di autostima o, peggio, a una modifica del comportamento tanto da diventare carnefici o peggio fomentatori d’odio generico verso l’altro sesso.

L’adulterio è di per se una vera e propria forma di violenza verso il prossimo, violenza psicologica e fisica indiretta, che va a minare un rapporto ancor più intimo di quello di coppia, e cioè quello con se stessi.
Anche se un’esame di coscienza è sempre un bene, il problema non è da imputare totalmente chi ha subito o chi ha perpetrato.
Viene da chiedersi cosa ci sia di così affascinante e accattivante nell’infedeltà. Togliendo la percentuale di persone egoiste ed egocentriche che godono nell’avere più individui che pendono dalle loro labbra (per non usare altri termini), resta un’ampia gamma di esseri che perpetuano tale ‘rituale’ e continuano nella reiterazione del reato finché non vengono scoperti, a volte anche dopo.

Si puo essere stanchi, si può sentirsi stretti in un rapporto, ci si può sentire oppressi o anche invisibili, ma l’infedeltà non è la soluzione a questi problemi. Si dovrebbe parlare, parlare, parlare con la persona amata per risolvere i problemi, i propri dubbi, raccontare e raccontarsi, ma evitare di infliggere un dolore del genere a chi si ha amato e forse si ama ancora.
Che gusto c’è a tradire la fiducia del proprio compagno, a nascondere quello che si fa? Cercare quel brivido che ci attraversava quando da bambini si faceva qualcosa che i nostri genitori ci avevano proibito è sintomo forse di non essere mai cresciuti e di non essere pronti a responsabilità nella propria vita, la maturità di una persona si vede anche da questo, mantenere fede ad un impegno preso, senza buttare tutto a ‘puttane’, e questo richiede una forte dose di passione, pazienza ed equilibrio interiore.
Altrimenti col tempo il dialogo può assopirsi, i due amanti si distanziano ed è questo che si deve evitare, mantenere vivo il rapporto parlandosi e confrontandosi perché l’amore necessita di cura e attenzione costante, ha bisogno di essere accudito, soprattutto ai giorni nostri dove, purtroppo, le distrazioni sono fin troppe, dove la libertà a volte è troppa, dove non ci sono più, per molti, i valori morali che vengono chiamati antichi.

Non si diventa diversi da un giorno all’altro, è un cambiamento che si attua con l’aiuto del tempo e se in quel tempo si continua a confrontarsi con il partner, magari, si cambia assieme, altrimenti è solamente un stare assieme a una persona che una volta credevamo di conoscere e che, dopo esserci lasciati travolgere da mille altre cose della vita (possiamo dirlo meno importanti il più delle volte) è diventato uno sconosciuto.
Piccole attenzioni giornaliere, piccoli gesti che continuano a lubrificare la catena del rapporto per non farla stridere.

L’infedeltà non è qualcosa che capita così, un giorno, per caso. Ci sono dei segnali ben precisi e se, nonostante il dialogo, e l’impegno da parte di entrambi, non vanno le cose, si dovrebbe avere il coraggio, prima di distruggere nella maniera più subdola anni di rapporto, di mettere fine a un racconto che è arrivato al suo ultimo capitolo prima di iniziarne un altro. Si rischia altrimenti di far confusione, di non imparare cosa quel racconto aveva da insegnarci e commettere nuovamente, ripetutamente lo stesso errore.

Ad un passo dall’eternità – Finché Morte Non Vi Separi

Da quando in Italia è stata approvata la legge sul divorzio, nel grafico delle statistiche annuali, la curva dei matrimoni arrivati alla parola fine è esponenzialmente salita, mentre quella delle coppie che decidono di promettersi amore eterno è irrimediabilmente in discesa. Ed ora che, anche nei piccoli paesi di provincia, la separazione tra coniugi è vista come una cosa normale, viene da chiedersi come mai così tante coppie arrivino a mettere la parola fine a quel per sempre che si erano promessi pochi o molti anni prima.
Se all’inizio, negli anni 50, il divorzio era preso in considerazione dopo un lungo percorso, per riprendere in mano la propria vita in un matrimonio deciso da altri o per liberarsi un partner dispotico e padrone, ad oggi la situazione è decisamente cambiata.

Sembra che, nella società del tutto e subito e dell’apparenza superficiale costante, si sia persa la magia e il romanticismo che tanto si vede nei film, oramai di serie b, d’amore.
Ad oggi è così facile separarsi definitivamente che molte coppie prendono alla leggera il sacro vincolo. E se una volta i nostri nonni erano bravissimi a cercar di far funzionare la famiglia sopportando o suppartando il partner, noi non riusciamo ad avere la pazienza di passare sopra ai piccoli difetti del nostro compagno senza scatenare una guerra che ci porterà a inforcare strade non solo diverse, ma ben distanti l’uno dall’altro.

C’è chi parla di troppe libertà, chi di parità sventolate al vento, di scarso impegno, ma forse è solamente il poco peso che si da ad un legame che non deve essere preso troppo alla leggera.
Il bel paese dei mammoni, dei giovani che crescono troppo in ritardo, dei ragazzi a cui è vietato manchi qualcosa, sta perdendo, come in altri paesi, l’identità della famiglia.
Abituati ad avere ogni cosa come noi vogliamo, non c’è più l’abilità di lottare e sporcarsi le mani per far funzionare le cose, e così si agisce nell’unico modo che ci abbiamo imparato, si scappa.
Si corre via dalle responsabilità scegliendo sempre la strada più facile, ma la colpa non è da dare solamente a chi ci ha cresciuto o alla società nella quale siamo. La colpa maggiore di ogni sconfitta siamo noi. E la fine di un matrimonio è una sconfitta che ci dovrebbe vedere avviliti, ma pronti a capire dove abbiamo mancato, la realtà dei fatti invece vede ex coppie che si massacrano a colpi di ‘è solo colpa tua’.
Così di frecciatina in altra si arriva a diventare perfetti sconosciuti.

Noi adulti di oggi dovremmo imparare ad ascoltare i nostri nonni, a chiedergli come si riesce a far funzionare un matrimonio fino ai 50 anni e invece vogliamo sapere tutto noi, come se non avessimo ancora passato quella brutta parte dell’adolescenza che ci voleva autoritari e indipendenti quando non lo eravamo, così da perpetrare promesse troppo facilmente e altrettanto semplicemente distruggerle senza alcun rimorso o senso di colpa.
Se non si inizia da noi stessi non si andrà in nessun senso, se siamo i primi a non riuscire a mantenere la parola data, come possiamo insegnarla ai nostri figli (nati o futuri)?
Possiamo scegliere come sempre la via più facile e sperare che agiscano in controtendenza a quanto abbiamo fatto noi, o, per una volta, la prima volta, farci un’esame di coscienza, tirarci su le maniche e cambiare;per noi stessi, per le nostre famiglie, ma soprattutto per dare un contributo a plasmare un mondo migliore.

Si parte dal singolo, si passa alla famiglia, si creano così gruppi che unendosi formano paesi, così via fino alla nazione, fino al globo.
Perché la favola dell’amore che le ragazzine adolescenti sognano, può diventare realtà se ci si lavora ogni giorno e assieme, se ci si plasma e smussa l’uno con l’altro, se ci si accetta e si crede nello stesso fine, nello stesso progetto, così solo si può vedere dove manchiamo e si può migliorare per portare quella magnifica cosa che è l’amore avanti in eterno. Finché morte non ci separi, ma anche oltre.

Ad un passo dalla vergogna – L’altra faccia del bullismo

Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso.
– Eleanor Roosevelt

Ed aveva ragione la signora Roosevelt nel dire questa frase.
Lei, abituata ad esprimere in maniera diretta i suoi pensieri e conosciuta per la sua lotta per i diritti civili, probabilmente sbiancherebbe di fronte a quanto si sente ai giorni nostri nei telegiornali. Non serve comunque accendere la tv per sentire storie di bullismo ogni santo giorno .
Si possono sprecare miliardi di parole su questo argomento, molti lo fanno, io stessa lo condanno e auspico si possa rieducare chi commette questo reato, che, come molte altre cose, sta sfuggendo di mano.

Arrivo da una generazione , però, che non aveva i paladini del buonsenso a combattere per le vittime, da una generazione che non aveva costantemente i genitori alle spalle a difenderci (sia vittime che ahimè carnefici), siamo la gente che con le prese in giro si è fatta i muscoli, e non solo quelli.
Non esisteva facebook o internet per condividere le gesta dei bulli e farsi forti dell’odio.
Siamo cresciuti più forti, forse anche più diffidenti, ma abbiamo imparato pian piano a difenderci, fino a che le parole o i gesti non facevano più male, scivolano addosso. A quel punto avevamo vinto.
Abbiamo anche noi il rovescio della medaglia, vittime del pischello ‘giusto’ della classe, chi ha avuto la memoria corta. Forse la specie più cattiva che possa esserci dopo il bullo e cioè la vittima che nel tempo si trasforma in aguzzino, colui che stanco delle prese in giro, stupidamente inizia a comportarsi come chi ha cercato di non emulare : ‘faccio agli altri quello che hanno fatto a me, perché ora son più forte io di loro’.

Così ti ritrovi ad aver a che fare con lui, lo conosci da una vita, ma ora ti passa davanti impettito, sguardo fisso davanti e spavalderia da bulletto adolescente, ma ahimè l’adolescenza è passata da un po’ anche per lui/lei. Comincia ad evitarti, ma una sera esplode e ti riversa addosso parole e accuse, rimarcando quelli che secondo lui/lei son stati tutti i tuoi errori, pago della piccola platea che si è formata ad ascoltarlo mentre ti fa diventare piccola e tu, tu sorridi e annuisci e ascolti, ascolti e osservi mentre quello che era vittima impaurita di ragazzi vergognosi e cattivi si trasforma in loro.
Ed è questo di cui nessuno parla, ci si immagina che se si resiste ai bulli, che se si vince il bullismo la vittima poi diventi una persona più forte e migliore che si batta per aiutare e supportare chi, come lui, ha subito angherie di ogni genere.
Invece, a volte, quella vittima diventa il mostro di qualcun altro, e si ciba di ciò che hanno tolto a lui i vampiri del suo passato.
Perché tutto questo? Come mai la memoria di alcuni diventa così selettiva da annullare il ricordo della sofferenza provata causando la stessa ad altri?

Servirebbe più presenza, più aiuto, leggi che mettano seri paletti per chi cerca di annientare l’anima di un altro essere umano, così da dare un primo forte messaggio alla società ai giovani e a chi, appunto, si trasforma da preda a predatore.
Servono genitori presenti, ma non asfissianti, che non facciano da spertiacque ai problemi, ma che prendano un remo per dare una mano a superare le rapide dell’adolescenza. Serve altresí che le vittime non cerchino a tutti i costi di cancellare quei brutti ricordi, ma che li accudiscano e li tengano come monito per riconoscere in se stessi anche solo un barlume di quella cattiveria, di quel vessare il prossimo.
Cercare a tutti i costi di eliminare dalla mente quei brutti ricordi é rischioso, ne abbiamo esempi lampanti a livello storico, bisogna mantenere vivo il ricordo di quanto è successo, altrimenti la storia si ripeterà.

Anche se vorrei un utopico mondo nel quale il bullismo non esista più, purtroppo so che è un sogno che sarà difficile veder realizzato.
Allora mi impunto e chiedo : denunciate quando siete minacciati e vi sentite vessati, non tenetevi tutto dentro, ma altresí non cercate di dimenticare cosa vi è stato fatto, portate con voi la memoria di quello che avete passato, fatevi aiutare a conviverci da professionisti e dalla vostra famiglia, dagli amici e ogni tanto fatevi un’esame di coscienza, chiedetevi se quel mostro che vi minacciava a scuola ora non vi stia guardando dallo specchio di casa vostra.

Ad un passo dai social – Apparenza appagante

Ho la fortuna o sfortuna, dipende dai punti di vista, di avere tra le ‘amicizie’ di Facebook ed Instagram, un vasto parterre del genere umano; una alquanto bizzarra cerchia dalla quale, moltissime volte, traggo spunto per riflessioni – profonde o meno – sugli umani/ il loro cervello/ gli usi e costumi senza tralasciare, ovviamente, la motivazione che porta costoro a intrattenere il loro pubblico con un determinato tipo di atteggiamento, scegliendo di apparire e mostrare il lato frivolo della loro vita.
Si potrebbero riempire libri interi sulle varie personalità che abitano i social, scrivere un’innumerevole quantità di articoli su di loro, con calma e con la giusta ispirazione, in futuro, potrei valutare l’idea di farne altri in questo blog, ma oggi partirò con la tipologia che più mi è ostica.
Da quando è nato il mio ometto passo molte notti sveglia per ovvie ragioni, mentre attendo che si addormenti scorro solitamente le pagine di Facebook ed Instagram, nota galleria d’arte fotografica moderna dove un culo prende sicuramente più like di un Van Gogh.

In ques’ultima applicazione mi soffermo sempre più spesso sulle foto di determinate persone, per la maggioranza ragazze/donne che tendono a pubblicare foto di se stesse tirate di tutto punto, condite da una serie non numerabile di filtri / photoshop oppure foto di posti esotici dove le stesse sono in vacanza con il fidanzato del momento.

La maggior parte dei commenti sotto i post di questi individui solitamente sono relativi al livello di bellezza , al livello di invidia e in generale atte ad aumentare l’ego del pubblicante. Tra i ‘followers’ di codeste donne si può trovare di tutto : dal classico/a mdf (morto di ..), all’amico intimo , all’estraneo che viene attirato dalla bella ‘copertina’ che mostra questo libro.Il mio pensiero in merito a queste persone ha passato vari stage, a volte mi solo lasciata trasportare dal senso di frustrazione vedendo quanto riescano a fare (viaggi, acquisti, cene fuori sempre e comunque, feste ogni weekend e anche nel mezzo della settimana – ma un lavoro non ce l’hanno porco giuda?), a volte insofferenza per un modo di vivere che è solo superficiale e patinato, contornato solamente da esseri simili.
Sia chiaro, ognuno è libero di vivere la propria vita come vuole, ma non riesco a capire cosa possa esserci di così appagante nel far provare un sentimento come l’invidia a qualcun altro. Non riesco a comprendere come possa prendere il sopravvento la vita patinata che ci si è costruiti in un mondo virtuale a discapito dalla bellezza e la stranezza di un giorno normale. Chi vive di like e commenti carichi di invidia e altre emozioni che non serve io scriva , cos’ha all’interno di quella bellissima scatola cranica che si ritrova?
E’ brutto vedere come al giorno d’oggi sia questo il punto massimo d’arrivo per la gente, per i giovani, è triste vedere come conta più una foto ben fatta al ristorante di turno che la serata in se, che sia contornata da amici o in solitaria. Triste e deprimente il fatto che tutto questo sia visto come un traguardo, come questi individui siano “famosi” e aumentino il loro potere sugli altri nutrendosi continuamente dei “Sei bellissima/o”, “Che invidia, anche io vorrei essere lì”,”che foto straordinaria, anche io vorrei farle come te..”.Il messaggio che passa in questi ultimi anni, soprattutto da questa tipologia di esseri, è completamente sbagliato, stiamo svendendo l’intelligenza per l’apparenza, stiamo allegramente buttando al cesso nozioni semplici da comprendere scambiandole con like allo stile di vita sregolato e sopra le possibilità, molte persone si stanno svendendo al miglior offerente per fare soldi facili , questo viene insegnato ai giovani d’oggi ed è stato insegnato anche a chi giovanissimo non lo è più da una società e una televisione che premia chi mostra un seno prosperoso, ma condanna chi , magari, il seno lo offre con amore al proprio figlio per nutrirlo.

Uno dei tanti cancri della società moderna sono questi “Bellissimi e irrangiungili personaggi famosi da social” , pieni di nulla e di tutto, pieni di boria e convinti di essere migliori degli altri in tutto e per tutto, tanto da autoproclamarsi vincitori in una vita che , sinceramente, di vincente non ha un c***o . Uomini che pensano che la strada ti formi più di una scuola e l’unico libro che hanno visto è quello che mettono sotto allo schermo del loro computer per alzarlo e donne (giovani o più grandicelle) che si autoproclamano milf senza avere la parte importante dell’acromino, quella m, che probabilmente darebbe loro un po’ più di cervello nel fare un autoesame di coscienza per capire che forse non vogliono consegnare ai posteri , ai loro figli, un’immagine così stupida di se e del mondo in cui crescono (ma anche di questo non sono sicura dopo essere stata in gruppi di mamme e aver seguito “Il Signor Distruggere”).

Non è questo il mondo che voglio consegnare a mio figlio, non voglio insegnargli che è più importante un hashtag ben piazzato di un buon libro, che la più figa e seguita del gruppo sia quella da impalmare.Vorrei che venga insegnato ai nostri figli che i social possono servire a condividere quanto più di buono c’è al mondo, non solo culi e tette.
E’ difficile al giorno d’oggi non demonizzare questi strumenti, è difficile pensare che possano essere nostri amici e non qualcosa da vietare assolutamente per i contenuti poco utili o assolutamente inappropriati, anche per la presenza di questi personaggi che insegnano il contrario della bellezza.

AD UN PASSO DA VOI – L’INGANNO DELLA DIVERSITÀ

Coloro che si stracciano le vesti per salvare i migranti, sono gli stessi che coprono, schifati, gli occhi dei loro figli quando passeggio per strada senza protesi.

Questa frase è volutamente provocatoria.
L’ipocrisia dilagante e la malinformazione derivante da tutte le parti aiuta questa falsa bontà da parte dei più. Sia chiaro, non sono contro i migranti, non sono nemmeno pro, trovo che tutta questa questione andrebbe studiata e rivista, rielaborata e programmata correttamente, cosa che nessuno ha intenzione o voglia di fare, noi o l’Europa in primis, poiché a tutti fa comodo la situazione com’è al momento per spostare l’attenzione al bisogno, o peggio, usare la carta migranti per attaccare opposizione e gente comune che, subissata da informazioni sbagliate fornite da siti pretenziosi, è stanca di vedere queste persone riempire i loro paesi, delinquere (non tutti), non rispettare usi del paese nel quale sono ospiti.
Ma ci chiediamo mai da dove nasce l’odio per il diverso ? Perché ci accaniamo contro questa povera gente che rischia la vita per viverne una? Vero che tra loro ci sono molti malintenzionati, ma chi non farebbe di tutto per poter raccimolare del denaro per vivere o da mandare a casa come promesso?
Come possiamo arginare questo esodo? Aiutare queste persone senza per forza pesare su casse e pazienza dei nostri concittadini?
Di risposte non ne ho, come non ho risposte per la differenza tra diversità.
Generalizzo ora, per farvi osservare un punto diverso, una tonalità di grigio, un colore nuovo. Siamo bravi a puntare il dito, molto meno a spremere le meningi per suggerire una soluzione. Siamo bravi a ‘stracciarci le vesti’ per lo sfortunato importante del momento, molto meno a essere umani col vicino di casa bisognoso.
Ho visto persone urlare in piazza per l’integrazione e nel privato guardare con disprezzo barboni o disabili sibilando un ‘che schifo’ a denti stretti;ho visto persone offendere qualcuno per il colore della sua pelle ma non cercare ogni tipo d’aiuto a qualcuno seriamente in difficoltà. Perché dobbiamo per forza dare un colore o una definizione a tutto? Perché ci ostiniamo a classificare bisognosi di serie A e di serie B.

Sarebbe il momento per tutti di chiedersi se sia il caso di provare a fare un’esame di coscienza, resettare tutto quello che pensiamo di conoscere e ripartire da un nuovo livello. In fondo siamo capaci tutti a fare i leoni da tastiera e i paladini della giustizia dietro uno schermo.

Siamo bravissimi a innalzarci a eroi del diverso del momento dimenticando tutto il resto del mondo, tronfi della falsa bontà dimostrata con due parole su un social o quattro URLA davanti al nemico.
Eppure non muoviamo un dito per aiutare quell’uomo in carrozzina che ha trovato un ostacolo, non prendiamo in mano il microfono per chiedere a gran voce il vero cambiamento al magna magna a cui siamo abituati, diamo importanza all’apparenza, ma dimenticandoci della sostanza.
Stiamo pian piano appiattendo l’elettroencefalogramma prendendo per vero e assoluto quello che ci dice un telegiornale, incapaci di cercare altre fonti e approfondire per comprendere meglio la situazione, pronti ad accettare esclusivamente ciò che può dar forza al nostro punto di vista.
Iniziamo col resettare ogni barriera imposta da altri, allarghiamo il cerchio nel quale siamo chiusi ed è chiusa la nostra mente, ripartiamo da zero.
Solo agendo e pensando in maniera diversa, possiamo cambiare l’idea di diverso.

Ecco alcuni link interessanti su immigrazione, disabilita e povertà, sono pochi è vero, ma se dovessi linkare tutti gli articoli interessanti non basterebbe tutto lo spazio del blog, iniziamo quindi con questi :

Buona lettura.