Ad un passo dall’eternità – Finché Morte Non Vi Separi

Da quando in Italia è stata approvata la legge sul divorzio, nel grafico delle statistiche annuali, la curva dei matrimoni arrivati alla parola fine è esponenzialmente salita, mentre quella delle coppie che decidono di promettersi amore eterno è irrimediabilmente in discesa. Ed ora che, anche nei piccoli paesi di provincia, la separazione tra coniugi è vista come una cosa normale, viene da chiedersi come mai così tante coppie arrivino a mettere la parola fine a quel per sempre che si erano promessi pochi o molti anni prima.
Se all’inizio, negli anni 50, il divorzio era preso in considerazione dopo un lungo percorso, per riprendere in mano la propria vita in un matrimonio deciso da altri o per liberarsi un partner dispotico e padrone, ad oggi la situazione è decisamente cambiata.

Sembra che, nella società del tutto e subito e dell’apparenza superficiale costante, si sia persa la magia e il romanticismo che tanto si vede nei film, oramai di serie b, d’amore.
Ad oggi è così facile separarsi definitivamente che molte coppie prendono alla leggera il sacro vincolo. E se una volta i nostri nonni erano bravissimi a cercar di far funzionare la famiglia sopportando o suppartando il partner, noi non riusciamo ad avere la pazienza di passare sopra ai piccoli difetti del nostro compagno senza scatenare una guerra che ci porterà a inforcare strade non solo diverse, ma ben distanti l’uno dall’altro.

C’è chi parla di troppe libertà, chi di parità sventolate al vento, di scarso impegno, ma forse è solamente il poco peso che si da ad un legame che non deve essere preso troppo alla leggera.
Il bel paese dei mammoni, dei giovani che crescono troppo in ritardo, dei ragazzi a cui è vietato manchi qualcosa, sta perdendo, come in altri paesi, l’identità della famiglia.
Abituati ad avere ogni cosa come noi vogliamo, non c’è più l’abilità di lottare e sporcarsi le mani per far funzionare le cose, e così si agisce nell’unico modo che ci abbiamo imparato, si scappa.
Si corre via dalle responsabilità scegliendo sempre la strada più facile, ma la colpa non è da dare solamente a chi ci ha cresciuto o alla società nella quale siamo. La colpa maggiore di ogni sconfitta siamo noi. E la fine di un matrimonio è una sconfitta che ci dovrebbe vedere avviliti, ma pronti a capire dove abbiamo mancato, la realtà dei fatti invece vede ex coppie che si massacrano a colpi di ‘è solo colpa tua’.
Così di frecciatina in altra si arriva a diventare perfetti sconosciuti.

Noi adulti di oggi dovremmo imparare ad ascoltare i nostri nonni, a chiedergli come si riesce a far funzionare un matrimonio fino ai 50 anni e invece vogliamo sapere tutto noi, come se non avessimo ancora passato quella brutta parte dell’adolescenza che ci voleva autoritari e indipendenti quando non lo eravamo, così da perpetrare promesse troppo facilmente e altrettanto semplicemente distruggerle senza alcun rimorso o senso di colpa.
Se non si inizia da noi stessi non si andrà in nessun senso, se siamo i primi a non riuscire a mantenere la parola data, come possiamo insegnarla ai nostri figli (nati o futuri)?
Possiamo scegliere come sempre la via più facile e sperare che agiscano in controtendenza a quanto abbiamo fatto noi, o, per una volta, la prima volta, farci un’esame di coscienza, tirarci su le maniche e cambiare;per noi stessi, per le nostre famiglie, ma soprattutto per dare un contributo a plasmare un mondo migliore.

Si parte dal singolo, si passa alla famiglia, si creano così gruppi che unendosi formano paesi, così via fino alla nazione, fino al globo.
Perché la favola dell’amore che le ragazzine adolescenti sognano, può diventare realtà se ci si lavora ogni giorno e assieme, se ci si plasma e smussa l’uno con l’altro, se ci si accetta e si crede nello stesso fine, nello stesso progetto, così solo si può vedere dove manchiamo e si può migliorare per portare quella magnifica cosa che è l’amore avanti in eterno. Finché morte non ci separi, ma anche oltre.

Ad un passo dalla vergogna – L’altra faccia del bullismo

Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso.
– Eleanor Roosevelt

Ed aveva ragione la signora Roosevelt nel dire questa frase.
Lei, abituata ad esprimere in maniera diretta i suoi pensieri e conosciuta per la sua lotta per i diritti civili, probabilmente sbiancherebbe di fronte a quanto si sente ai giorni nostri nei telegiornali. Non serve comunque accendere la tv per sentire storie di bullismo ogni santo giorno .
Si possono sprecare miliardi di parole su questo argomento, molti lo fanno, io stessa lo condanno e auspico si possa rieducare chi commette questo reato, che, come molte altre cose, sta sfuggendo di mano.

Arrivo da una generazione , però, che non aveva i paladini del buonsenso a combattere per le vittime, da una generazione che non aveva costantemente i genitori alle spalle a difenderci (sia vittime che ahimè carnefici), siamo la gente che con le prese in giro si è fatta i muscoli, e non solo quelli.
Non esisteva facebook o internet per condividere le gesta dei bulli e farsi forti dell’odio.
Siamo cresciuti più forti, forse anche più diffidenti, ma abbiamo imparato pian piano a difenderci, fino a che le parole o i gesti non facevano più male, scivolano addosso. A quel punto avevamo vinto.
Abbiamo anche noi il rovescio della medaglia, vittime del pischello ‘giusto’ della classe, chi ha avuto la memoria corta. Forse la specie più cattiva che possa esserci dopo il bullo e cioè la vittima che nel tempo si trasforma in aguzzino, colui che stanco delle prese in giro, stupidamente inizia a comportarsi come chi ha cercato di non emulare : ‘faccio agli altri quello che hanno fatto a me, perché ora son più forte io di loro’.

Così ti ritrovi ad aver a che fare con lui, lo conosci da una vita, ma ora ti passa davanti impettito, sguardo fisso davanti e spavalderia da bulletto adolescente, ma ahimè l’adolescenza è passata da un po’ anche per lui/lei. Comincia ad evitarti, ma una sera esplode e ti riversa addosso parole e accuse, rimarcando quelli che secondo lui/lei son stati tutti i tuoi errori, pago della piccola platea che si è formata ad ascoltarlo mentre ti fa diventare piccola e tu, tu sorridi e annuisci e ascolti, ascolti e osservi mentre quello che era vittima impaurita di ragazzi vergognosi e cattivi si trasforma in loro.
Ed è questo di cui nessuno parla, ci si immagina che se si resiste ai bulli, che se si vince il bullismo la vittima poi diventi una persona più forte e migliore che si batta per aiutare e supportare chi, come lui, ha subito angherie di ogni genere.
Invece, a volte, quella vittima diventa il mostro di qualcun altro, e si ciba di ciò che hanno tolto a lui i vampiri del suo passato.
Perché tutto questo? Come mai la memoria di alcuni diventa così selettiva da annullare il ricordo della sofferenza provata causando la stessa ad altri?

Servirebbe più presenza, più aiuto, leggi che mettano seri paletti per chi cerca di annientare l’anima di un altro essere umano, così da dare un primo forte messaggio alla società ai giovani e a chi, appunto, si trasforma da preda a predatore.
Servono genitori presenti, ma non asfissianti, che non facciano da spertiacque ai problemi, ma che prendano un remo per dare una mano a superare le rapide dell’adolescenza. Serve altresí che le vittime non cerchino a tutti i costi di cancellare quei brutti ricordi, ma che li accudiscano e li tengano come monito per riconoscere in se stessi anche solo un barlume di quella cattiveria, di quel vessare il prossimo.
Cercare a tutti i costi di eliminare dalla mente quei brutti ricordi é rischioso, ne abbiamo esempi lampanti a livello storico, bisogna mantenere vivo il ricordo di quanto è successo, altrimenti la storia si ripeterà.

Anche se vorrei un utopico mondo nel quale il bullismo non esista più, purtroppo so che è un sogno che sarà difficile veder realizzato.
Allora mi impunto e chiedo : denunciate quando siete minacciati e vi sentite vessati, non tenetevi tutto dentro, ma altresí non cercate di dimenticare cosa vi è stato fatto, portate con voi la memoria di quello che avete passato, fatevi aiutare a conviverci da professionisti e dalla vostra famiglia, dagli amici e ogni tanto fatevi un’esame di coscienza, chiedetevi se quel mostro che vi minacciava a scuola ora non vi stia guardando dallo specchio di casa vostra.

Ad un passo dai social – Apparenza appagante

Ho la fortuna o sfortuna, dipende dai punti di vista, di avere tra le ‘amicizie’ di Facebook ed Instagram, un vasto parterre del genere umano; una alquanto bizzarra cerchia dalla quale, moltissime volte, traggo spunto per riflessioni – profonde o meno – sugli umani/ il loro cervello/ gli usi e costumi senza tralasciare, ovviamente, la motivazione che porta costoro a intrattenere il loro pubblico con un determinato tipo di atteggiamento, scegliendo di apparire e mostrare il lato frivolo della loro vita.
Si potrebbero riempire libri interi sulle varie personalità che abitano i social, scrivere un’innumerevole quantità di articoli su di loro, con calma e con la giusta ispirazione, in futuro, potrei valutare l’idea di farne altri in questo blog, ma oggi partirò con la tipologia che più mi è ostica.
Da quando è nato il mio ometto passo molte notti sveglia per ovvie ragioni, mentre attendo che si addormenti scorro solitamente le pagine di Facebook ed Instagram, nota galleria d’arte fotografica moderna dove un culo prende sicuramente più like di un Van Gogh.

In ques’ultima applicazione mi soffermo sempre più spesso sulle foto di determinate persone, per la maggioranza ragazze/donne che tendono a pubblicare foto di se stesse tirate di tutto punto, condite da una serie non numerabile di filtri / photoshop oppure foto di posti esotici dove le stesse sono in vacanza con il fidanzato del momento.

La maggior parte dei commenti sotto i post di questi individui solitamente sono relativi al livello di bellezza , al livello di invidia e in generale atte ad aumentare l’ego del pubblicante. Tra i ‘followers’ di codeste donne si può trovare di tutto : dal classico/a mdf (morto di ..), all’amico intimo , all’estraneo che viene attirato dalla bella ‘copertina’ che mostra questo libro.Il mio pensiero in merito a queste persone ha passato vari stage, a volte mi solo lasciata trasportare dal senso di frustrazione vedendo quanto riescano a fare (viaggi, acquisti, cene fuori sempre e comunque, feste ogni weekend e anche nel mezzo della settimana – ma un lavoro non ce l’hanno porco giuda?), a volte insofferenza per un modo di vivere che è solo superficiale e patinato, contornato solamente da esseri simili.
Sia chiaro, ognuno è libero di vivere la propria vita come vuole, ma non riesco a capire cosa possa esserci di così appagante nel far provare un sentimento come l’invidia a qualcun altro. Non riesco a comprendere come possa prendere il sopravvento la vita patinata che ci si è costruiti in un mondo virtuale a discapito dalla bellezza e la stranezza di un giorno normale. Chi vive di like e commenti carichi di invidia e altre emozioni che non serve io scriva , cos’ha all’interno di quella bellissima scatola cranica che si ritrova?
E’ brutto vedere come al giorno d’oggi sia questo il punto massimo d’arrivo per la gente, per i giovani, è triste vedere come conta più una foto ben fatta al ristorante di turno che la serata in se, che sia contornata da amici o in solitaria. Triste e deprimente il fatto che tutto questo sia visto come un traguardo, come questi individui siano “famosi” e aumentino il loro potere sugli altri nutrendosi continuamente dei “Sei bellissima/o”, “Che invidia, anche io vorrei essere lì”,”che foto straordinaria, anche io vorrei farle come te..”.Il messaggio che passa in questi ultimi anni, soprattutto da questa tipologia di esseri, è completamente sbagliato, stiamo svendendo l’intelligenza per l’apparenza, stiamo allegramente buttando al cesso nozioni semplici da comprendere scambiandole con like allo stile di vita sregolato e sopra le possibilità, molte persone si stanno svendendo al miglior offerente per fare soldi facili , questo viene insegnato ai giovani d’oggi ed è stato insegnato anche a chi giovanissimo non lo è più da una società e una televisione che premia chi mostra un seno prosperoso, ma condanna chi , magari, il seno lo offre con amore al proprio figlio per nutrirlo.

Uno dei tanti cancri della società moderna sono questi “Bellissimi e irrangiungili personaggi famosi da social” , pieni di nulla e di tutto, pieni di boria e convinti di essere migliori degli altri in tutto e per tutto, tanto da autoproclamarsi vincitori in una vita che , sinceramente, di vincente non ha un c***o . Uomini che pensano che la strada ti formi più di una scuola e l’unico libro che hanno visto è quello che mettono sotto allo schermo del loro computer per alzarlo e donne (giovani o più grandicelle) che si autoproclamano milf senza avere la parte importante dell’acromino, quella m, che probabilmente darebbe loro un po’ più di cervello nel fare un autoesame di coscienza per capire che forse non vogliono consegnare ai posteri , ai loro figli, un’immagine così stupida di se e del mondo in cui crescono (ma anche di questo non sono sicura dopo essere stata in gruppi di mamme e aver seguito “Il Signor Distruggere”).

Non è questo il mondo che voglio consegnare a mio figlio, non voglio insegnargli che è più importante un hashtag ben piazzato di un buon libro, che la più figa e seguita del gruppo sia quella da impalmare.Vorrei che venga insegnato ai nostri figli che i social possono servire a condividere quanto più di buono c’è al mondo, non solo culi e tette.
E’ difficile al giorno d’oggi non demonizzare questi strumenti, è difficile pensare che possano essere nostri amici e non qualcosa da vietare assolutamente per i contenuti poco utili o assolutamente inappropriati, anche per la presenza di questi personaggi che insegnano il contrario della bellezza.

AD UN PASSO DA VOI – L’INGANNO DELLA DIVERSITÀ

Coloro che si stracciano le vesti per salvare i migranti, sono gli stessi che coprono, schifati, gli occhi dei loro figli quando passeggio per strada senza protesi.

Questa frase è volutamente provocatoria.
L’ipocrisia dilagante e la malinformazione derivante da tutte le parti aiuta questa falsa bontà da parte dei più. Sia chiaro, non sono contro i migranti, non sono nemmeno pro, trovo che tutta questa questione andrebbe studiata e rivista, rielaborata e programmata correttamente, cosa che nessuno ha intenzione o voglia di fare, noi o l’Europa in primis, poiché a tutti fa comodo la situazione com’è al momento per spostare l’attenzione al bisogno, o peggio, usare la carta migranti per attaccare opposizione e gente comune che, subissata da informazioni sbagliate fornite da siti pretenziosi, è stanca di vedere queste persone riempire i loro paesi, delinquere (non tutti), non rispettare usi del paese nel quale sono ospiti.
Ma ci chiediamo mai da dove nasce l’odio per il diverso ? Perché ci accaniamo contro questa povera gente che rischia la vita per viverne una? Vero che tra loro ci sono molti malintenzionati, ma chi non farebbe di tutto per poter raccimolare del denaro per vivere o da mandare a casa come promesso?
Come possiamo arginare questo esodo? Aiutare queste persone senza per forza pesare su casse e pazienza dei nostri concittadini?
Di risposte non ne ho, come non ho risposte per la differenza tra diversità.
Generalizzo ora, per farvi osservare un punto diverso, una tonalità di grigio, un colore nuovo. Siamo bravi a puntare il dito, molto meno a spremere le meningi per suggerire una soluzione. Siamo bravi a ‘stracciarci le vesti’ per lo sfortunato importante del momento, molto meno a essere umani col vicino di casa bisognoso.
Ho visto persone urlare in piazza per l’integrazione e nel privato guardare con disprezzo barboni o disabili sibilando un ‘che schifo’ a denti stretti;ho visto persone offendere qualcuno per il colore della sua pelle ma non cercare ogni tipo d’aiuto a qualcuno seriamente in difficoltà. Perché dobbiamo per forza dare un colore o una definizione a tutto? Perché ci ostiniamo a classificare bisognosi di serie A e di serie B.

Sarebbe il momento per tutti di chiedersi se sia il caso di provare a fare un’esame di coscienza, resettare tutto quello che pensiamo di conoscere e ripartire da un nuovo livello. In fondo siamo capaci tutti a fare i leoni da tastiera e i paladini della giustizia dietro uno schermo.

Siamo bravissimi a innalzarci a eroi del diverso del momento dimenticando tutto il resto del mondo, tronfi della falsa bontà dimostrata con due parole su un social o quattro URLA davanti al nemico.
Eppure non muoviamo un dito per aiutare quell’uomo in carrozzina che ha trovato un ostacolo, non prendiamo in mano il microfono per chiedere a gran voce il vero cambiamento al magna magna a cui siamo abituati, diamo importanza all’apparenza, ma dimenticandoci della sostanza.
Stiamo pian piano appiattendo l’elettroencefalogramma prendendo per vero e assoluto quello che ci dice un telegiornale, incapaci di cercare altre fonti e approfondire per comprendere meglio la situazione, pronti ad accettare esclusivamente ciò che può dar forza al nostro punto di vista.
Iniziamo col resettare ogni barriera imposta da altri, allarghiamo il cerchio nel quale siamo chiusi ed è chiusa la nostra mente, ripartiamo da zero.
Solo agendo e pensando in maniera diversa, possiamo cambiare l’idea di diverso.

Ecco alcuni link interessanti su immigrazione, disabilita e povertà, sono pochi è vero, ma se dovessi linkare tutti gli articoli interessanti non basterebbe tutto lo spazio del blog, iniziamo quindi con questi :

Buona lettura.

Ad un passo da me – perché sono qui

Trovo molto più profondo scrivere che parlare, forse perché data la mia timidezza e il mio poco chiaro modo di esprimermi.
Con le parole non mi son mai trovata bene , se non riportate tramite una penna. Ho deciso così, alla tenera età di.. Non pensate seriamente che possa dirlo vero?..di iniziare questo percorso, per ritrovare la complicità con le mie amate parole, per poter dire la mia senza essere malintesa.
Inizio questo percorso cosi, parlando di vita, news, privato e spero anche di risate e gioia, un posto, quello che sto creando, che faccia riscoprire a questo mondo malato di superficialità ed edonismo che i colori o le gradazioni di grigio ancora esistono, che non si deve per forza essere bianchi o neri, che a star nel mezzo si scopre un mondo migliore e una mente nuova.
E non è sbagliato, come osannava un mio vecchio professore, non avere una parte e pensare che il giusto può stare in più angoli ;non si rischia l’inferno a non essere né carne né pesce, al più si possono scoprire gusti nuovi.
Sono una DisOrdinary Woman e spero mi farete compagnia con consigli, critiche o commenti in questo mio nuovo percorso.